Giustizia e Tv: L’Organismo Forense dice no ai processi in tv

Giustizia o spettacolo? Il grido d’allarme dell’OCF
La denuncia del Segretario Accursio Gallo
“La giustizia non è intrattenimento.” Con queste parole forti e dirette, Accursio Gallo, Segretario dell’Organismo Congressuale Forense (OCF), lancia un appello contro la spettacolarizzazione dei processi giudiziari nei media. Una deriva pericolosa, che – avverte – sta trasformando la ricerca della verità in un format da prima serata.
La trasformazione dei processi in fiction
Negli ultimi anni, i processi penali sono sempre più spesso trattati come veri e propri feuilleton televisivi: tragedie reali vengono ridotte a fiction, le sofferenze delle vittime diventano oggetto di consumo, e la verità si piega alle logiche dello share.
Secondo Gallo, si è superato il limite: “Ogni dolore diventa spettacolo, ogni verità una sceneggiatura. Non possiamo più tollerare questo scivolamento verso il tribunale mediatico, dove opinioni e pregiudizi contano più di fatti e prove”.
La presunzione di innocenza sotto attacco
Quando la giustizia cede il passo alla narrazione
Il danno provocato da questa spettacolarizzazione non è solo etico, ma colpisce al cuore del sistema giudiziario: “Si mina la presunzione di innocenza”, denuncia Gallo. Quando le sentenze vengono anticipate nei talk show e i commentatori si improvvisano giudici, la percezione stessa della giustizia si deforma.
E il fenomeno non risparmia nemmeno gli addetti ai lavori: “Anche alcuni avvocati e i loro consulenti – ammette Gallo – finiscono per alimentare questo circo mediatico, dimenticando la serietà e la responsabilità del loro ruolo”.
Recuperare il senso della giustizia
Appello alla responsabilità collettiva
L’OCF rivendica con forza un principio imprescindibile: la giustizia si amministra nei tribunali, non nei salotti televisivi. Non si chiede censura, ma sobrietà, rispetto, equilibrio.
Gallo si rivolge a tutte le parti in causa:
- Giornalisti, chiamati a raccontare senza distorcere;
- Avvocati, tenuti a difendere i propri assistiti nelle sedi opportune, non davanti alle telecamere;
- Istituzioni, che devono vigilare e garantire imparzialità.
Etica e verità, non spettacolo
In conclusione, l’OCF lancia un invito forte e chiaro: è il momento di recuperare l’etica del racconto giudiziario. Perché la verità non può essere confusa con l’intrattenimento, e la giustizia non può essere messa in scena. Basta con il tribunale televisivo: è tempo di restituire dignità e serietà a un sistema che riguarda la vita, la libertà e l’onore delle persone.