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IVASS12 giugno 2025

Cat Nat e Ivass: aumento premi assicurativi accompagnato da un rialzo dei costi sinistri

Il settore assicurativo italiano: sfide ambientali e attenzione agli investimenti sostenibili

L’Ivass, l’Istituto per la Vigilanza sulle Assicurazioni, ha pubblicato il suo terzo rapporto annuale che mette in luce come il settore assicurativo italiano stia affrontando con crescente consapevolezza i rischi legati ai cambiamenti climatici e alla sostenibilità. Nonostante gli sforzi, però, il quadro evidenzia ancora diverse criticità legate all’alta esposizione del settore ai rischi ambientali.

Un’indagine su larga scala per monitorare i rischi climatici

L’analisi di Ivass si basa su dati aggiornati al 31 dicembre 2023, con aggiornamenti qualitativi previsti entro la fine del 2024. Sono state coinvolte 89 compagnie assicurative, prevalentemente italiane, che rappresentano l’85% del mercato assicurativo nazionale per raccolta premi.

L’obiettivo è costruire un sistema di monitoraggio che supporti sia la stabilità finanziaria del settore sia le strategie di adattamento alle sfide poste dal cambiamento climatico. Il documento pone particolare attenzione a tre aspetti:

  • L’inserimento dei criteri ESG nelle politiche di governance delle imprese
  • La valutazione dell’impatto degli eventi fisici estremi, come alluvioni, grandinate, tempeste e terremoti
  • I rischi derivanti dalla transizione energetica, ovvero il passaggio verso un’economia a basse emissioni di carbonio

Cresce l’integrazione ESG, ma aumentano anche i rischi

Le compagnie italiane stanno adottando con decisione i criteri ESG, con il 93% delle imprese che ha già implementato o prevede di integrare tali fattori nella propria gestione. Parallelamente, migliora la capacità di valutare con precisione i rischi legati a fenomeni naturali, grazie all’uso sempre più diffuso di dati specifici.

Dal punto di vista economico, la raccolta premi per assicurazioni contro catastrofi naturali è cresciuta significativamente, passando da 1,8 miliardi di euro nel 2018 a quasi 2,8 miliardi nel 2023. La maggior parte di questi premi riguarda eventi meteorologici gravi, come grandine e tempeste.

Tuttavia, l’aumento dei premi non basta a compensare i costi legati ai sinistri, che nel 2023 hanno superato i 7 miliardi di euro, molto più alti rispetto agli anni precedenti. Questo aumento è dovuto principalmente a eventi climatici estremi che si sono verificati in aree con elevata copertura assicurativa.

Grandine e terremoti: i rischi più impattanti

Tra i rischi ambientali, la grandine rimane il principale fattore di sinistri e costi, con più del 60% dei premi raccolti dedicati a questa copertura e oltre il 70% delle richieste di risarcimento. Parallelamente, si registra una crescita dei premi legati al rischio terremoto, che nel 2023 sono aumentati del 14,6%, raggiungendo quota 385 milioni di euro.

Investimenti sostenibili e rischi di transizione ancora parziali

Nel campo degli investimenti, il 67% delle risorse finanziarie gestite dalle compagnie è destinato ad aziende impegnate nel percorso di decarbonizzazione. Nonostante ciò, una quota consistente – circa 64 miliardi di euro – resta esposta a rischi legati alla transizione energetica, con 10 miliardi ancora investiti in settori legati ai combustibili fossili.

Da segnalare, inoltre, che le assicurazioni detengono circa l’8% delle cosiddette obbligazioni verdi emesse da aziende private, per un valore complessivo di 14 miliardi di euro. Gran parte di queste emissioni proviene proprio dal settore finanziario e assicurativo, che continua a giocare un ruolo importante nel finanziamento di iniziative sostenibili.

Verso un futuro più resiliente, ma con sfide da superare

Il rapporto Ivass sottolinea come il mondo assicurativo italiano stia compiendo passi importanti nell’integrazione della sostenibilità e nella gestione dei rischi ambientali. Tuttavia, la strada verso una piena transizione ecologica e una efficace mitigazione dei rischi climatici rimane lunga e richiede un impegno continuo, soprattutto per ridurre l’esposizione agli investimenti in fonti energetiche non sostenibili.