Affettività in carcere: Ocf sollecita il Ministero della Giustizia per garantire il diritto

L’Ocf denuncia il mancato adeguamento delle strutture penitenziarie italiane al diritto all’affettività dei detenuti
Il 20 febbraio, l’Organismo Congressuale Forense (Ocf) ha diffuso una nota che esprime profonda preoccupazione per il mancato adeguamento delle strutture penitenziarie italiane alla storica sentenza della Corte Costituzionale n. 10/2024, relativa al diritto all’affettività dei detenuti. A distanza di oltre un anno dalla pubblicazione di questa sentenza, le carceri italiane non hanno ancora adottato misure adeguate per rispettare questo diritto fondamentale.
La sentenza della Corte Costituzionale: un principio fondamentale
La sentenza della Corte Costituzionale n. 10/2024 ha sancito in modo inequivocabile il diritto dei detenuti a mantenere rapporti affettivi e familiari, sottolineando che tale diritto non è una semplice aspettativa, ma una necessità riconosciuta dalla legge. Il principio è stato confermato anche dalla recente sentenza della Corte di Cassazione (n. 8/2025), che ha ribadito con forza la protezione giuridica di questo diritto fondamentale.
L’ordinanza del Magistrato di Sorveglianza di Spoleto
Un ulteriore passo verso l’affermazione di questo diritto è stato compiuto il 29 gennaio 2025, quando il Magistrato di Sorveglianza di Spoleto ha accolto il reclamo di un detenuto. Il magistrato ha ordinato all’amministrazione penitenziaria di garantire, entro 60 giorni, il diritto ai colloqui intimi, evidenziando come la tutela dell’affettività debba essere una priorità per le strutture penitenziarie.
Le preoccupazioni dell’Ocf
Nonostante queste pronunce giuridiche a favore del diritto all’affettività, l’Ocf esprime grande preoccupazione per il fatto che, ad oggi, in nessuna struttura penitenziaria italiana sia stato messo in atto concretamente il diritto sancito dalla Corte Costituzionale. Elisabetta Brusa, Componente del Dipartimento Detenzione e Carceri dell’Ocf, ha dichiarato che questa inerzia è inaccettabile. Essa non solo crea una disparità di trattamento tra i detenuti, ma viola anche l’articolo 3 della Costituzione italiana, che garantisce l’uguaglianza di trattamento.
La richiesta di intervento urgente
L’Ocf ha sollecitato con urgenza il Ministero della Giustizia e il Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria (DAP) ad adottare misure concrete per garantire l’effettivo esercizio del diritto all’affettività all’interno di tutte le carceri italiane. In particolare, è stato chiesto di individuare e predisporre spazi adeguati per i colloqui intimi, affinché il diritto non resti solo una norma sulla carta, ma diventi una realtà tangibile per i detenuti.
Il ruolo dell’Ocf: un monitoraggio costante
L’Ocf, in rappresentanza dell’avvocatura italiana, ha dichiarato che non può accettare che un diritto fondamentale, riconosciuto dalla Corte Costituzionale, rimanga inattuato a causa di difficoltà organizzative o strutturali. Elisabetta Brusa ha concluso il suo intervento ricordando che è arrivato il momento che l’amministrazione penitenziaria si assuma le proprie responsabilità. Non c’è più spazio per ulteriori indugi: l’esercizio del diritto all’affettività deve essere garantito senza più alcuna esitazione.
In questo contesto, l’Ocf continuerà a monitorare la situazione e a supportare ogni iniziativa che possa assicurare il rispetto e la tutela effettiva del diritto all’affettività delle persone detenute.